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Gli splendidi Giardini "all'italiana" di Villa Lante a BAGNAIA sono uno dei più significativi monumenti del tardo rinascimento italiano. I giardini di Villa Lante sono un grandissimo parco di 22 ettari e uno splendido “giardino all’italiana” con spettacolari fontane e giochi d’acqua. Superato la cancellata d'ingresso ecco la bella Fontana del Pegaso, il cavallo alato che a colpi di zoccolo fa sgorgare l’acqua dalla roccia. Dall’alto Muse e Grazie, in semicerchio, soffiano acqua nel laghetto mentre quattro Nereidi la spruzzano verso l’alto, in gara con Pegaso. La gradinata a sinistra di questa fontana porta al “Giardino all’Italiana”. da ammirare sono: il Conservone, grande vasca di raccolta e di distribuzione d’acqua, creata al tempo del Cardinal Ridolfi; la Fontana dei Leoncini, deliziosa opera di peperino voluta dal Cardinal Montalto; il Casino di Caccia eretto nel “Barco” al tempo del vescovo di Viterbo Ottaviano Riario; la Neviera o Pozzo della Neve voluta dal Cardinal Montalto.
Nel 1498 il cardinale Riario decise di accorpare tutti i terreni esterni alle mura del castello e del borgo al fine di crearne un “Barco” atto alla caccia, recintato da un muro e completato da un casino. Tra il 1532 e il 1549, il cardinale Ridolfi (nipote di Leone X Medici), fece costruire un palazzo vescovile, con due logge, una rivolta verso l’abitato, l’altra verso il Barco. Nel 1568 il cardinale Francesco Gambara prese possesso di Bagnaia con l’idea di trasformare il nudo parco del Riario in un’artistica villa con giardini, boschetti e giochi d’acqua. Affidò quindi i lavori di terrazzamento, necessari alla creazione di un giardino, a Tommaso Ghinucci (su progetto di Jacopo Barozzi da Vignola) iniziando parallelamente i lavori di costruzione di una delle due palazzine (la Gambara) affrescata poi da Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta (entro il 1578). Intorno al 1590 prese possesso della villa il nuovo cardinale Alessandro Damasceni Peretti (nipote di Sisto V) responsabile del completamento della seconda palazzina, decorata questa volta da Agostino Tassi, Marzio Ganassini e dal Cavalier d'Arpino. Il prelato fece sostituire infine la primitiva fontana piramidale (nel parterre) con l'attuale fontana detta “dei quattro Mori” sormontata dai simboli araldici Peretti.
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