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Situata tra l'Alto Lazio e la Maremma al confine con la Toscana, MONTALTO DI CASTRO è facilmente raggiungibile percorrendo la Strada Statale 1 Aurelia, lungo la costa tirrenica; dista 109 chilometri da Roma e circa 35 chilometri da Civitavecchia, Porto di Roma. Raggiungibile facilmente dall'autostrada A1, uscendo ad Orte e transitando per Viterbo e Tuscania, l'abitato di Montalto di Castro si rivela subito agli occhi del visitatore come un luogo di incontro tra un ambiente ancora naturale e ricco di vestigia storico-archeologiche. Clima mite, eccellente balneabilità della costa e prodotti agricoli, tra i quali melone ed asparago sono certificati, rendono piacevole la visita ed il soggiorno.
Interessante è la visita presso la cooperative di produzione agricola Il Fiora di Montalo di Castro e Il Chiarone di Pescia Romana, per comprendere il ciclo produttivo del melone e dell'asparago verde, che in questa zona sono prodotti certificati. La certificazione di prodotto e lo stretto legame con la zona di produzione consentono di individuarne l'alto valore qualitativo. La cucina locale sfrutta ampiamente con fantasia e creatività le risorse agricole del territorio. I meloni e gli asparagi che vengono impiegati dai ristoratori locali nell'elaborazione delle ricette vengono mescolati a prodotti freschi, genuini, senza conservanti; questo perché, cucinare con prodotti freschi e di alta qualità, permette di esaltare ai massimi livelli il gusto della pietanza stessa.
La storia di Montalto di Castro
Il profilo medievale dell'abitato di Montalto di Castro disegna e colora l'ampio e disteso paesaggio; qui ad accogliere i visitatori è la rocca del castello Orsini che, secondo la leggenda, sorge sul luogo dove nel VII secolo Desiderio edificò un castello. Dall'abitato si scorge il panorama del litorale, ove il centro di Marina di Montalto si allunga con discrezione fino ad immergersi nella bella pineta. Da anni Marina di Montalto richiama villeggianti attratti da un lungo litorale, attrezzato e caratterizzato da un'estesa e rara vegetazione dunale.
Le Origini: per alcuni storici il castrum Montis Alti fu fondato nel V-VI secolo d.C. dai profughi della città costiera Gravisca, distrutta dai pirati. Altri raccontano che il castello fu fondato nell'VIII secolo da Desiderio, Re dei Longobardi. Entrambe le ipotesi non sono supportate da documenti. Montalto esce dalla leggenda ed entra nella storia solo nell'852 d.C.: in una bolla di Papa Leone IV diretta al vescovo di Tuscania, compare, per la prima volta, il nome Montis Alti.
Il Medioevo: tra i secoli XI e XII Montalto subì gravi distruzioni. La più famosa è quella del 1109 quando Papa Pasquale II, per sconfiggere Stefano dei Corsi, fece distruggere, dalle milizie normanne, il castello in cui si era arroccato. Il centro storico raggiunge la sua massima espansione urbanistica nel Trecento, infatti, ospita più di mille uomini. Per questi motivi diventa un territorio ambito; oltre al Papa se lo contendono il Comune di Roma, gli Orsini, i Prefetti di Vico. Le continue battaglie di quest'epoca, la Cattività Avignonese e la difficile congiuntura economica mettono in grave crisi il paese che scende da mille a 250 uomini.
La difficile condizione migliorerà, in parte, nel 1421 quando papa Martino V, interessato a mantenere nella zona un centro abitato per sorvegliare la Dogana dei Pascoli, scrisse una bolla in favore del ripopolamento della zona. Da questo momento il territorio di Montalto si lega indissolubilmente al sistema agro-pastorale, alla transumanza e al lavoro stagionale. La malaria e le dure condizioni di vita degli abitanti renderanno costante il pericolo di spopolamento. Saranno le continue migrazioni dagli Appennini e dalla Corsica a scongiurare questa possibilità.
Dal Cinquecento all'Anno terribile: per volontà di Papa Paolo III, il 22 dicembre 1535 il paese di Montalto e il suo territorio viene concesso in feudo a Pier Luigi Farnese, suo figlio. Dopo qualche anno si costituisce il Ducato di Castro. Montalto vive una breve fase fiorente. Nel Seicento, invece, avviene un rapido declino, in linea con la particolare congiuntura economica europea. Il colpo finale è dato dalle tremende guerre contro Castro: nel 1649, la città, viene rasa al suolo e il suo territorio torna a far parte dello Stato Pontificio. Le condizioni socio-economiche di Montalto però non ne giovano, anzi. Su tutto il territorio, dato in affitto ad un Appaltatore generale, domina la pastorizia e la coltivazione estensiva del grano. I primi anni del Settecento sono ricordati come gli anni terribili di Montalto. Nel 1709 la comunità raggiunge il suo minimo storico: centottantadue abitanti. Il Governo pontificio si accorge della miserevole condizione di questa popolazione e si accinge ad una serie di importanti investimenti: il ponte sul fiume Fiora, sotto il quale passa anche l'acquedotto per la Fontana del Mascherone e la costruzione del nuovo ospedale di San Sisto.
La lotta per gli usi civici e Pio VI: il Comune di Montalto di Castro inizia, verso la metà del secolo XVIII, la lotta contro gli Appaltatori in difesa degli Usi civici. Le liti legali intentate in questi anni sono numerosissime e conducono il Comune ad un indebitamento cronico. Sarà nuovamente un Papa a tentare di risollevare la popolazione di Montalto: Pio VI. Nel 1778, con un Motu Proprio, annulla i debiti, abolisce dazi e gabelle, pone i proventi del Comune sotto l'Amministrazione della Camera Apostolica, aumenta i diritti di uso civico, stimolando la coltivazione delle terre e il ripopolamento. Questa serie di riforme generò dei risultati positivi, pur non modificando le strutture di base e i problemi endemici di quella società: malaria, povertà, epidemie. La popolazione nel 1783 arriva alla soglia della seicento unità, nasce una borghesia agricola, viene avviata una vasta opera edilizia: costruzione della chiesa di S. Maria Assunta e della nuova fontana delle Tre Cannelle, innalzamento di un piano del Castello Orsini e costruzione di nuove abitazioni sia nel centro che fuori per rispondere all'aumento demografico. L'economia subisce un'ulteriore impennata con il passaggio dal sistema di affitto a quello di enfiteusi voluto dal tesoriere Fabrizio Ruffo. È di questi anni la nascita di Pescia Romana. Passata in enfiteusi allo spagnolo Consalvo Adorno, diventa grande azienda agricola: nel 1795, per volontà dell'Adorno, sorge un grande casale al centro della Tenuta, il palazzo oggi chiamato Borgo Vecchio.
Dall'Ottocento alla Riforma Agraria: tra il 1798 e il 1814 tutto il territorio della Chiesa subisce numerosissimi passaggi di truppe e due lunghe invasioni: quelle dell'esercito francese. Al ritorno del Papa, nel 1815, ritroviamo una Montalto spopolata e debole. Inizia così un secolo che vedrà nei continui attacchi agli usi civici, nella definitiva privatizzazione delle terre demaniali e nel perdurare dei vecchi sistemi di sfruttamento, la nascita delle grandi proprietà e la proletarizzazione dei suoi abitanti. I grandi proprietari di Montalto si alternavano al comando del Consiglio Comunale più per interesse privato che pubblico. Tale situazione non mutò affatto dopo la Breccia di Porta Pia: la Monarchia italiana - concentrata a risolvere i primi problemi dell'Unità e del Meridione - abbandonò a se stessa la Maremma: sempre più inghiottita dalla malaria, sempre più vicina ai suoi briganti. Solo con il duro attacco al brigantaggio di fine secolo, con le prime campagne antimalariche e grazie alla nuova congiuntura economica di inizio XX secolo si avvertono i primi sintomi di cambiamento. Finalmente il popolo esce dal ruolo subalterno in cui era stato emarginato per secoli. I primi anni del Novecento devono essere ricordati, oltre per il tributo di sangue versato dai montaltesi nella Grande Guerra, soprattutto per le Invasioni delle terre. Un movimento che, parzialmente interrotto durante il Ventennio e ripreso al termine della Seconda Guerra Mondiale, vedrà nella Riforma Agraria del 1950, con l'esproprio ai grandi proprietari e la lottizzazione, il suo compimento.
Cenni storici dal sito http://www.comune.montaltodicastro.vt.it/canale.asp?id=52
Prodotti tipici
Tra i prodotti tipici della zona, oltre all'olio, ai formaggi ed alla carne maremmana, vanno ricordati in particolar modo due prodotti fiori all'occhiello della comunità di Montalto di Castro (le coltivazioni avvengono nel territorio di Pescia Romana, frazione del Comune di Montalto): l'asparago verde e il melone. Asparago e melone sono prodotti certificati. La caratteristica principale dell'asparagus officialis è il gambo che presenta sfumature violacee; ricco di sali minerali, ferro, calcio e fosforo ha ottime qualità organolettiche; nel 2003 ha ottenuto il riconoscimento di prodotto di qualità. Il melone, anch'esso prodotto certificato, è presente con quattro varietà distinte, tre delle quali coltivate in serra ed una in campo.
Tra le occasioni per una visita a Montalto si possono ricordare la Sagra dell'asparago verde a Montalto, ogni ultimo fine settimana di maggio e due interessanti manifestazioni come la Sagra del melone durante la prima settimana di luglio ed il Palio delle contrade, entrambe a Pescia Romana (nel territorio del Comune di Montalto di Castro).
Escursioni da Montalto
Oltre alle visite al Parco naturalistico-archeologico di Vulci è possibile raggiungere le cittadine di Tuscania, di Saturnia, di Montefiascone e la zona del Lago di Bolsena, di Viterbo, di Tarquinia.
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