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Sono stato in visita alla fortezza di ROFALCO all’interno della Selva del Lamone, dove Orlando ha spiegato superbamente gli scavi archeologici che il GAR ha condotto. Attualmente nei pressi dell’abitato di Farnese (VT), la fortezza etrusca di Rofalco fu costruita intorno al 350 a.C. all’interno della Selva del Lamone, nel territorio dell’antica città di Vulci, per controllare dall’alto la valle del fiume Olpeta, importante via naturale che collegava il basso corso del fiume Fiora e la città etrusca con la piana del lago di Mezzano, nell’ambito di un importante itinerario che dalla costa tirrenica toccava il lago di Bolsena. Presso il Museo Civico “F. Rottatore Vonwiller” a Farnese, aderente al sistema museale del lago di Bolsena, è possibile vedere i reperti archeologici provenienti dal sito di Rofalco.
Gli scavi e le scoperte
L’insediamento fortificato di Rofalco fa parte del sistema di difesa e di controllo del territorio di Vulci, da cui dista 20 km. I dati disponibili indicano che l’insediamento venne fondato intorno alla metà del IV secolo a.C. e definitivamente abbandonato all’inizio del III secolo.
Gli scavi vengono realizzati dai volontari del GAR a partire dal 1996: nel corso delle ricerche sono stati indagati parte dell’abitato e delle sue fortificazioni.
L’abitato, di quasi due ettari di estensione, domina dall’alto di una ripida scarpata la valle del fiume Olpeta ed è difeso da un’imponente cinta muraria ad arco lunga circa 330 metri. Le mura difensive, in grandi blocchi di pietra, si conservano nonostante i crolli fino all’altezza di 4 metri; all’esterno si conservano tre massicce torri quadrangolari. La porta principale, protetta da una quarta torre, si apre all’estremità orientale del sito. All’interno dell’insediamento, si individuano strade, magazzini, laboratori, abitazioni e cortili.
Le evidenti tracce di incendio e il crollo dei tetti sono una testimonianza eloquente dell’assedio e della distruzione di Rofalco.
Senza una rapida diffusione dei risultati, le scoperte scientifiche rimarrebbero sterili: per questo motivo la ricerca e la documentazione archeologica procedono di pari passo con la realizzazione di allestimenti didattici e con iniziative aperte al pubblico, come le visite guidate.
Le attività di valorizzazione sono per ora dedicate alla progettazione: dai percorsi all’interno del sito ai pannelli illustrativi, dalla segnaletica alla manutenzione essenziale sia dei ruderi che della vegetazione. Inoltre volantini, manifesti, convegni e conferenze garantiscono la diffusione della conoscenza di Rofalco anche al di fuori dei confini locali.
Gli scavi archeologici, lo studio e l’allestimento dei percorsi di visita vengono portati avanti durante Campi di ricerca estivi e invernali, che vedono l’appassionata partecipazione di volontari da tutta Europa.
L’Etruria meridionale al tempo di Rofalco
Il periodo storico in cui si inserisce Rofalco è caratterizzato dalla progressiva conquista romana dell’Etruria meridionale, che si compie a cavallo tra il IV e il III secolo a.C. Già nel 390 a.C. la distruzione di Veio apre ai romani le porte del territorio etrusco. Il conflitto, dopo alcuni decenni, riprende con la grande Tarquinia, che ricopriva un ruolo guida tra le città etrusche. Verso la fine del IV secolo avvengono alcuni scontri decisivi che coinvolgono questa volta anche altre importanti città etrusche, come Perugia e Arezzo. La stessa Vulci viene conquistata e distrutta nel 280 a.C. dal console Tiberio Coruncanio. Nello stesso periodo scorrerie di popolazioni galliche contribuiscono a rendere insicura tutta l’Italia centrale. E’ dunque un momento storico in cui si è resa necessaria la difesa del territorio mediante la costruzione di numerose fortezze.
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